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Nemo

Il coraggioso pesciolino che non si arrende mai è il nome del centro clinico di assoluta rilevanza voluto fortemente dal direttore scientifico Mario Melazzini e da Alberto Fontana. Un perfetto binomio tra umanità e qualità dell’ intervento medico.Qui l’atmosfera è familiare,il personale medici e quello infermieristico vanno avandi ed indietro indaffarati ma senza fretta nè caos.Così tra uno slalom di cortesia inizia la visita al centro clinico Nemo  (NEuroMuscolar Omnicentre)

Anche nella capitale , la devozione per la Gospa è di vecchia data e fin dagli esordi, la signora Lilli Catecumeno anima un folto gruppo di preghiera che si ritrova nella chiesa di S.Camillo de Lellis. Come ogni ultimo sabato di ogni mese , l’incontro di preghiera organizzato dal Centro Regina della Pace,rappresenta un appuntamento che tutti gli innamorati della Gospa di Roma e dintorni non possono mancare.

Suor Maria Goretti,impegnata sul fronte del servizio verso chi ha bisogno,lo fa sempre con il sorriso e col tatto che le sono consoni.
Poco importa la complessità del suo operato,una missione in Africa o un’attività dietro casa,l’importante è servire il fratello perchè in questo modo si serve e si conosce Cristo.
Suor Maria Goretti,con le sue sorelle ed i tanti volontari,assiste le persone in difficoltà:poveri,mendicanti,donne abbandonate con i loro bambini ma anche famiglie che una volta stavano bene ma che ora,anche in seguito alla grave crisi economica,si trovano in forte difficoltà.
La vocazione le nacque a diciassette anni dopo aver fatto parte,ormai da due anni,del gruppo di Rinnovamento dello Spirito Santo.
A quella età,le letture delle vite dei santi,San Francesco e Santa Chiara in particolare,la appassionarono.
All’età di diciannove anni entrò nella comunità delle Beatitudini dove si avvicinò alla vita religiosa percorrendo tutte le tappe sino alla consacrazione e maturando il sogno di andare nel continente Africano per far conoscere la parola di Gesù.
Cinque anni in Congo,prestando anche attività infermieristiche ed aiutando nella costruzione di una chiesa,poi l’arrivo di una statua proveniente da Medjugorje,dono di un anonimo benefattore, e la chiesa fu così intitolata alla Regina della Pace.
Poi , in seguito a malattia,l’abbandono dell’Africa per un periodo di cure e riposo e la meta a Medjugorje presso il fratello Agostino figura nota a tutti coloro che seguono le vicende di Medjugorje perchè è uno dei coordinatori del Festival dei Giovani che si svolge in Agosto.
Ed infine il rientro in Italia,a Trapani presso la comunità dei Servi di Gesù Povero al servizio di più poveri,delle donne in difficoltà,dei bambini di chiunque ha bisogno di ospitalità per la notte.
Una scelta dettata dall’entusiasmo e dalla voglia di incontrare Gesù attraverso il prendersi cura del prossimo.

Suor Eugenia Giussani vive a Roma nella comunità religiosa Pro Deo et Fratibus-Famiglia di Maria ma è originaria del Varesotto.
Una storia personale che si interseca a partire dalla gioventù con vicende grandi,legate alla presenza di Maria tra noi.
Una gioventù spensierata e allegra come tutte le coetanee:la discoteca,gli sport,gli studi,ma per qualunque cosa, la presenza
di Dio in fondo al cuore era costante.
La prima visita a Medjugorje all’età di 17 anni nel 1984,un luogo che le rimase impresso e nel quale ci torno diverse volte.
L’acquisto di una statuetta ,la più bella possibile,tra le bancarelle,di fronte alla chiesa di S.Giacomo;la statua fu benedetta
dallo stesso don Pablo e da alcuni sacerdoti e poi avvolta in un panno.
A distanza di 5 mesi,il 5 febbraio 1995, una telefonata,la statuina iniziò a lacrimare sangue e la notizia in breve tempo fece il giro
del mondo.
A distanza di qualche mese dalla lacrimazione arrivarono a Civitavecchia,luogo di collocazione della statuetta,più di 50 pullman di pellegrini
e fu li che avvenne la sua conversione in ginocchio davanti alla statua di quella Madonnina, sperimentando una grande felicità provata
quotidianamente  tuttora.
Le lacrime della Madonnina di Civitavecchia sono lacrime di consolazione e lacrime di vita , rappresentano l’Amore della Madonna verso di noi.

Essere una guida spirituale a MedjugorjeCosa significa essere guida di pellegrini a Medjugorje? Di questo si è discusso in una serie di appuntamenti tenutisi tra Medjugorje e l’Italia: il Convegno sulle guide mariane, che si è svolto a Roma nel novembre del 2011; il XIX incontro internazionale di organizzatori di pellegrinaggi, guide dei Centri della Pace, gruppi di preghiera e carità legati a Medjugorje, che si è svolto a Medjugorje dal 4 all’8 marzo 2012. Lo scopo dei diversi incontri è stato quello di preparare al meglio quanti decidono di intraprendere un’attività da considerare una vera e propria missione spirituale, all’insegna di una corretta gestione delle relazioni interpersonali, ma soprattutto di un adeguato esercizio delle pratiche religiose, al servizio di quanti scelgono di recarsi in viaggio a Medjugorje.

Proprio perchè Medjugorje è un luogo di grazia e ha avuto il grande merito di far rivivere e diffondere la pratica della preghiera e del digiuno tra i fedeli, ogni guida dovrebbe essere, innanzitutto, profondamente consapevole del legame che salda Medjugorje, il Vangelo e la Chiesa: non si tratta, quindi, di un semplice accompagnamento che lascia i pellegrini autonomi e padroni del proprio tempo, organizzando il soggiorno a proprio piacimento. Ogni guida ha il fondamentale compito di indirizzare i pellegrini non solo nelle incombenze pratiche e nella conoscenza del luogo, ma soprattutto da un punto di vista spirituale, rendendoli consapevoli del significato religioso della devozione alla Madonna di Medjugorje e dei principali insegnamenti teologici; dovrebbe, inoltre, dare giusti consigli e specifiche indicazioni ai pellegrini, affinchè essi sappiano affrontare con l’approccio giusto il rapporto con Dio e accostarsi al meglio alle pratiche della preghiera, del digiuno e della confessione.

Vivere Medjugorje da pellegrinoLa Parrocchia di Medjugorje accoglie migliaia di fedeli da tutto il mondo che giungono in pellegrinaggio spirituale. Un afflusso di persone notevole e costante, specie in determinati periodi dell’anno, come quello da maggio a ottobre, che rende necessario istruire i fedeli affinchè adottino comportamenti in piena armonia e sintonia con la sacralità e la particolarità del luogo, ormai universalmente accettato come santuario mariano. La Parrocchia si è, quindi, fatta carico di fornire le opportune linee guida e dare poche ma efficaci indicazioni pratiche ai pellegrini, da seguire durante la permanenza in loco ed evitare così problemi, incidenti, difficoltà, atteggiamenti e comportamenti sbagliati, disordine. Ogni momento trascorso a Medjugorje deve aiutare il pellegrino a vivere con fede il proprio rapporto con la divinità e raggiungere il giusto livello di comunione con essa.

La Parrocchia di Medjugorje è il luogo deputato per la celebrazione quotidiana delle liturgie: le messe, infatti, vengono celebrate solo in questa chiesa e, solo su concessione del Parroco, anche nella vicina Cappella delle Adorazioni. I sacerdoti responsabili del corretto svolgimento delle pratiche religiose scongiurano, in tal modo, ogni iniziativa privata di organizzazione di messe presso pensioni, case private, cappelle, comunità o luoghi vari. Anche eventuali raduni di preghiera al di fuori di quelli canonici e regolari, devono ricevere l’autorizzazione del parroco locale. In chiesa ci si può rivolgere solo ai sacerdoti ivi in servizio: tutti gli altri, gli esterni, devono chiedere specifica autorizzazione per esercitare attività spirituali a contatto diretto con i pellegrini all’interno della chiesa: essi possono solo limitarsi ad affiancare gli altri nella celebrazione delle messe e possono concedere il Sacramento della Confessione solo se dispongono della necessaria giurisdizione per esercitarlo.

A Medjugorje si compie la missione divina della MadonnaQual è il progetto della Madonna di Medjugorje? Molto spesso è stato detto e ricordato che la Gospa, venerata da milioni di pellegrini in tutto il mondo, deve concludere a Medjugorje ciò che ha iniziato ai primi del ’900 a Fatima. Qual’è allora il significato della sua lunga presenza in mezzo agli uomini? Se lo sono chiesti Padre Livio Fanzaga, direttore di Radio Maria, e il giornalista Saverio Gaeta, in un libro intervista intitolato La firma di Maria, edito da Sugarco (2005).

I due autori, da sempre nteressati non solo all’impatto religioso e spirituale del fenomeno Medjugorje, ma anche al modo in cui esso si inserisce in una cornice teologica ben precisa, con tutte le implicazioni sul futuro destino del mondo, hanno dato vita a una lunga chiacchierata, sotto forma di intervista, sul significato delle apparizioni mariane che si sono susseguite nel corso dei secoli e in moltissimi luoghi del mondo, cercando di tracciare una mappa su cui fissare una serie di punti di riferimento per individuare una possibile rotta che la Madonna starebbe seguendo nel compiere una sua precisa missione.

Incontri e luoghi di preghiera a MedjugorjeCome deve comportarsi un pellegrino che arriva da solo o in gruppo a Medjugorje? Deve, innanzitutto, conoscere i luoghi, il programma delle liturgie e i numerosi incontri di preghiera che si svolgono in continuazione in lungo e in largo per il piccolo paesino. Oltre al Pordbrdo, la Collina delle Apparizioni, e il Krizevac, dove è possibile imbattersi in gruppi di persone che, di giorno e di notte, effettuano la salita seguendo gli scoscesi sentieri verso la sommità, l’area intorno alla Parrocchia di Medjugorje è il luogo deputato alla raccolta dei pellegrini, dove si celebrano le liturgie e si svolge l’intera vita religiosa del paese.

Gli incontri di preghiera, cui possono partecipare i pellegrini, come riportato dal Centro Informazioni del santuario mariano, hanno carattere quotidiano, settimanale e annuale. I raduni giornalieri sono suddivisi per lingua e nazionalità, con orari diversi a seconda della provenienza dei partecipanti: il gruppo in lingua italiana si riunisce, per esempio, tutti i giorni alle ore 11.00 (la domenica alle 10.00). Tutti insieme i pellegrini si possono ritrovare per partecipare al grande incontro serale che si tiene alle 17.00 (in estate alle 18.00), durante il quale si recitano i Misteri gaudiosi e dolorosi del Rosario e ci si prepara alla messa successiva, per poi proseguire con la recita dei Misteri glosiosi.

Grazie a Medjugorje molti giovani si sono allontanati dalla droga  Può bastare un viaggio a Medjugorje per cancellare definitivamente l’incubo della droga e della tossicodipendenza dalla vita di una persona? È quello che è successo ad Antonio, commerciante, originario di Bussero, in provincia di Milano, protagonista di una storia a lieto fine con al centro un viaggio inaspettato a Medjugorje. Nel suo caso, una piccola astuzia di un familiare e un terribile incidente automobilistico hanno rappresentato la svolta e il nuovo inizio: Antonio è tornato a essere padrone di una vita che stava lentamente perdendo, intrappolato nelle illusorie promesse della droga.

Antonio si definisce un ragazzo di strada che, come molti giovani, ha ceduto alle lusinghe delle droghe pesanti, in particolare della cocaina, arrivando al punto di dover anche spacciare per potersi pagare, ogni giorno, le proprie dosi. Tra discoteche, pub e il continuo perdersi nell’ingannevole stato di benessere che la droga porta con sè, Antonio trascorreva il suo tempo: Dio e la chiesa non esistevano, non era credente e non gli interessava nemmeno esserlo.

La guarigione di Federica, miracolo della Madonna di MedjugorjeFederica non era ancora nata, ma già il suo cammino di vita si prospettava difficile. Poche le speranze per questa bambina, figlia di una coppia di italiani. Al quinto mese di gravidanza, durante un ‘ecografia morfologica per conoscere il sesso del nascituro, i genitori, già papà e mamma di Simone, scoprirono che la loro bambina era affetta da due gravissime malformazioni alla testa: ventricolomegalia, aumento eccessivo del liquido cerebro-spinale che si può risolvere solo con un delicato interventi di neurochirurgia, e agenesia del Corpo Calloso che, in alcuni casi, può causare ritardo mentale ed epilessia.

La gioia della gravidanza e della bambina che sarebbe nata di lì a poco fu oscurata dalla tragicità della notizia di questa malattia: il verdetto dei medici non lasciava alcuna speranza e il consiglio dato ai genitori fu quello di abortire. Un’eventuale operazione, infatti, si sarebbe potuta affrontare soltanto appena la bambina fosse nata, e sarebbe già stato troppo tardi. Con tutta probabilità e nonostante l’intervento, se anche Federica fosse sopravvissuta, sarebbe stata condannata a un’esistenza da cerebrolesa nella migliore delle ipotesi, con significative difficoltà motorie, sensoriali e cognitive. Nella peggiore delle ipotesi, avrebbe consumato uno stato vegetativo, con poche speranze di vita.